Emanuel de Jona medico del re di Polonia Giovanni III Sobieski

Medico ebreo con il tradizione vestito (fonte wikipedia.org).

Nella Storia europea il nome del re di Polonia Giovanni III Sobieski (1629-1696) è legato alla Battaglia di Vienna del 12 settembre 1683, quando il sovrano alla guida dell’esercito polacco e delle forze alleate liberò la capitale dell’Impero austriaco dall’assedio turco che durava dal precedente 14 luglio. In tutto il Vecchio Continente si svolsero numerose celebrazioni in onore del sovrano polacco. Egli fu considerato dall’opinione pubblica un eroe della Cristianità. Papa Innocenzo XI gli conferì il titolo di Fidei defensor. L’esito della Battaglia di Vienna ebbe importanti conseguenze nella Storia europea, in quanto arrestò per sempre l’espansione ottomana e diede inizio alla progressiva disgregazione dell’Impero turco. Nella memoria collettiva dei polacchi è rimasta viva la memoria di Sobieski come un abile condottiero e un uomo felicemente innamorato della moglie con la quale mantenne un affettuosissimo carteggio.

Abbiamo numerose opere d’arte che rappresentano Giovanni III da solo e con la famiglia. Aveva un aspetto fisico imponente: era molto alto, robusto, con un viso piacevole e caratteristici baffi. La tendenza a ingrassare non ne deformò la figura e non disturbava. Indossava l’abito tradizionale polacco (il kontusz) e non utilizzò mai le parrucche allora di moda. Era insomma, anche esteriormente, il tipico membro della nobiltà terriera polacca, la szlachta

Tuttavia, a dispetto delle apparenze, Sobieski non godeva di buona salute e fu afflitto da varie malattie, sempre più numerose con il passare del tempo. La patologia principale di cui soffriva, fonte di ulteriori gravi problematiche, era la sifilide, contratta dalla moglie Maria Casimira d’Arquien de la Grange (1641-1716), giunta in Polonia dalla Francia al seguito della regina Ludovica Maria Gonzaga Nevers. Maria Casimira in prime nozze aveva sposato il voivoda di Sandomierz, Jan Sobiepan Zamoyski (1627-1665), dal quale fu contagiata.

All’epoca questa malattia veniva curata con il mercurio, sostanza notoriamente assai tossica, la cui assunzione causa gravissimi effetti collaterali, fatto di cui erano consapevoli sia i medici sia i pazienti. Sobieski fu vittima di queste cure, alle quali si sottopose per anni e che indebolirono fortemente il suo organismo facilitando l’insorgenza di altre patologie. Fra i numerosi effetti provocati dall’assunzione del mercurio, alcuni sono certamente associabili a Sobieski: le difficoltà nel coordinamento motorio, i problemi ai reni, gli sbalzi di umore, i disturbi al cuore e alla vista, il mal di testa, l’insonnia, il gonfiore delle gambe e, negli ultimi mesi di vita, il forte dimagrimento.

Per tutta la sua vita matura, ancora prima di salire al trono, Sobieski fu circondato da medici di diversa provenienza, alcuni dei quali stranieri. Dal 1694 per alcuni mesi svolse attività alla corte regia di Varsavia anche un giovane medico irlandese, fresco di studi presso le Università di Montpellier, Parigi e Reims, Bernard O’Connor che nel 1698 pubblicò a Londra un’interessante opera in due volumi sulla storia della Polonia (The History of Poland), con preziose informazioni sullo Stato polacco-lituano, nella quale per altro esprimeva pareri non positivi sui medici del Paese. Anche Maria Casimira nutriva le medesime perplessità: ancora nei primi anni del matrimonio, in stato interessante e dopo alcuni aborti spontanei, decise di trasferirsi a Parigi per partorire e fu nella capitale francese che il 2 novembre 1667 venne alla luce il piccolo Jakub. 

Della più grande fiducia di Giovanni III godette però in modo particolare un medico ebreo di Leopoli, Emanuel de Jona, il quale lo curò a partire dagli anni Settanta del secolo, ancora prima della sua elezione a re di Polonia, e che rimase al suo servizio fino alla morte curando anche gli altri membri della famiglia. Il re lo stimava molto, malgrado la grande ostilità di cui fu fatto oggetto da parte dei membri della corte. 

Sobieski era un paziente difficile perché spesso non osservava le prescrizioni mediche. Jona fu in questo un’eccezione in quanto l’augusto paziente seguiva i suoi suggerimenti più docilmente, come per esempio quando non prese parte alla Dieta convocata a Varsavia per il 22 dicembre 1693, seguendo il parere di Jona secondo il quale il suo stato di salute non gli avrebbe permesso di affrontare il viaggio da Żółkiew, nella lontana Ucraina, fino a Varsavia. 

Secondo la tradizione, ma non si conoscono documenti che attestino il fatto, Giovanni III dopo la Battaglia di Vienna donò a Jona un cannone turco, che il medico ordinò di fondere nel 1689 a Wrocław per ricavarne una grande menorà per la sinagoga della Rosa d’Oro di Leopoli che, edificata fra il 1582 e il 1595, era la più antica sinagoga della Galizia. L’edificio di culto era stato pagato dal banchiere Yitzhak ben Nachman, al servizio del re di Polonia Stefano I Báthory (1576-1586), e fu per questo motivo inizialmente noto come la sinagoga Nachmanowicz.

Giovanni III durante i ventidue anni del suo regno rilasciò diversi privilegi alle comunità ebraiche e intervenne più volte a favore degli ebrei in situazioni di conflitto con i cristiani. Per esempio, nel 1683 condannò le azioni antiebraiche organizzate a Vilno dalla Corporazione dei sarti e da frange violente della popolazione. Sobieski fu inoltre cofondatoredella sinagoga di Żółkiew e finanziò una parte dei costi della sua erezione. 

Il 26 maggio 1695 Giovanni III ebbe un forte attacco di calcoli biliari e da questo momento la decadenza della sua salute, fino ad allora graduale, accelerò in modo significativo. Del resto il sovrano, che nutriva un generale interesse per le scienze naturali e per la medicina in particolare, era ben consapevole della gravità della sua condizione.

I medici di corte consigliavano al re di sottoporsi a una cura generale di acque termali. Jona suggerì le acque sulfuree a Szkło in Ucraina ma il progetto non incontrò il favore della regina, convinta che il marito avrebbe dovuto recarsi in qualche centro termale all’estero. Nessun piano fu comunque realizzato: il re morì il 17 giugno 1696 verso le 10 di sera. Aveva 67 anni. Qualche ora prima del decesso perse il senso dell’olfatto. Non si sa con precisione quale fu la causa immediata della morte, per la quale si parlò ufficialmente di apoplessia. Dopo il decesso, i medici esaminarono il corpo dello scomparso riscontrando la presenza in un rene di un calcolo della grossezza di una castagna e di un altro nella vescica. 

Alcune persone vicine al sovrano e ostili al suo medico personale, colsero l’occasione per accusarlo di averlo avvelenato somministrandogli una dose eccessiva di mercurio e il medico fu arrestato. L’accusa però non aveva basi reali e Jona in breve fu liberato. Tornò a Leopoli, mantenendo però un rapporto epistolare con la regina vedova e con il primogenito del sovrano, Jakub, addirittura mediando in occasione di un conflitto che era sorto fra i due alla morte di Sobieski, ulteriore testimonianza della posizione ragguardevole di cui godeva a corte. 

Jona è presente nelle fonti sotto diversi nomi, come Jonas da Leopoli, Jonasz, Simcha Menachem, Jonas Dejona, Emanuel de Jona. Non conosciamo la data della sua nascita. Il padre Jochanan Baruch de Jona, morto nel 1672, era stato un noto e stimato medico di Leopoli, dove la famiglia possedeva una bella casa. Studiò Medicina presso l’Università di Padova, dove fu immatricolato il 26 giugno 1640. Sposò Aksa Zunsfort, figlia del medico locale, Menachem, morto nel 1666. Dal matrimonio nacquero una figlia, Chaja, e quattro figli: Jacopo, Eleazar, Jona e Giuseppe. I primi tre divennero medici, l’ultimo si dedicò alla mercatura. 

Anche Jona studiò Medicina presso l’Università di Padova, dove fu immatricolato nel 1664 e dove, quattro anni più tardi, conseguì la laurea. Tornato a Leopoli svolse con successo la professione. La sua fama giunse fino a Żółkiew, centro non lontano da Leopoli, dove Giovanni Sobieski aveva la sua residenza. Dal 1670 Jona cominciò ad essere chiamato sempre più spesso come consulente per curare le affezioni del nobile il quale, apprezzando i suoi servigi, gli chiese di trasferirsi in quella città per seguirlo costantemente e in seguito, dopo essere stato eletto re di Polonia nel 1674, di seguirlo a Varsavia come suo medico personale, funzione che appunto egli mantenne fino al decesso del sovrano. Dopo il breve arresto, il medico tornò come detto a Leopoli, dove riprese non solo a svolgere la sua attività ma anche il suo ruolo presso la Comunità ebraica della quale per diversi anni fu al vertice. 

Jona fu eletto a più riprese delegato alla Dieta degli ebrei della Corona che, accanto alla Dieta degli ebrei della Lituania, era l’organo che rappresentava gli ebrei presso il potere centrale. Essa riuniva i rabbini e i dotti ebrei dello Stato polacco all’interno del quale venne a costituire l’istituzione centrale dell’autogoverno degli ebrei. In precedenza, dal 1580 al 1623, era esistito un organo unico, la cosiddetta Dieta delle Quattro Terre (in polacco Sejm Czterech Ziem). Le due diete rappresentavano la numerosissima popolazione ebraica, alla quale assicuravano una forma di autonomia. Come detto, si trattava di organismi centrali di autogoverno nella confederazione polacco-lituana e rappresentavano gli interessi di tutte le comunità ebraiche. Jona fu appunto per un certo periodo maresciallo della Dieta degli ebrei della Corona. In tale veste, egli dovette occuparsi fra l’altro di un conflitto che scoppiò fra i tipografi ebrei. Nel 1693, con il permesso di Giovanni III, si stabilì a Żółkiew un noto editore ebreo di Amsterdam, Uri Witzenhausen (Uri Phoebus ben Aaron ha-Levi), il quale, con successo sempre crescente, cominciò a stampare in yiddish libri di preghiere, calendari e altre pubblicazioni, tutte edite con cura e carta di qualità, venendo a costituire una notevole concorrenza per gli stampatori ebrei da tempo operanti a Leopoli e a Lublino. Questi cercarono con ogni mezzo di frenare l’attività del nuovo arrivato che però godeva della protezione del re. Poiché le intermediazioni locali si rivelarono inefficaci a pacificare il conflitto, il caso venne trattato dal cosiddetto Gran Tribunale (Bejt Din Hagadol), che faceva parte della Dieta degli ebrei della Corona, sotto la presidenza di Jona. Venne stabilito alla fine che ogni tipografia potesse pubblicare ogni anno solo 700 fogli di stampa, senza contare i calendari e altre pubblicazioni minori. Uri lasciò Żółkiew nel 1705 e fece ritorno a Amsterdam, dove morì dieci anni dopo.

Segno della stima che Jona godeva presso gli altri ebrei è il fatto che gli fu affidata la prestigiosa funzione di elemosiniere di Terra Santa (Nasi szel Erec Israel). In tale veste, gli venivano trasmesse le elemosine raccolte fra la popolazione ebraica che egli trasmetteva in Palestina come aiuto agli ebrei che vi risiedevano. 

Jona si sposò due volte. Della prima moglie non sappiamo niente. In seconde nozze si unì con Nesia, figlia di un certo Pesach, dotto morto nel 1693, matrimonio dal quale nacque nel 1697 Jakub, morto bambino nel 1705. Jona morì a Leopoli mercoledì 28 marzo 1702. Godeva fama, in città e nell’intera regione, di essere un eccellente medico e una persona pia e generosa.

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