25 aprile a Firenze: una festa dimezzata?

Diversamente dagli ultimi anni, in cui avevo festeggiato la Festa della Liberazione con la Casa del popolo di Settignano, ricordando i partigiani ammazzati dai nazifascisti sulla collina, quest’anno, l’ottantesimo, ho deciso di partecipare agli eventi fiorentini.

In piazza dell’Unità ho avuto il piacere di ascoltare le parole di rav Gadi Piperno, dell’imam Izzedin Elzir, del presidente del concistoro valdese Marco Santini. Dopo l’omaggio ai partigiani caduti, la folla dei partecipanti si è mossa in corteo per raggiungere piazza della Signoria. Tante (troppe?) le bandiere della Palestina, che posso capire, considerato che ancora il popolo palestinese non ha uno Stato né diritto all’autodeterminazione. 

Mi sono messo a marciare dietro al vessillo della nostra Comunità, insieme a una trentina di altri ebrei fiorentini e dietro all’insegna di Sinistra per Israele. In quel momento il numeroso gruppo filopalestinese ha cominciato a gridare istericamente slogan contro Israele e a scandire la frase «fuori i sionisti dal corteo». Evidentemente si riferivano a noi ebrei, certamente non tutti sionisti, ma col sacrosanto diritto di partecipare alla Festa della Liberazione, ognuno di noi con le sue memorie e con le sue opinioni. Questo desiderio di rimuovere la nostra presenza mi ha molto irritato. Ho cercato di avvicinare qualcuno del gruppo dei filopalestinesi, ma un uomo alto e grosso − probabilmente un agente della Digos in borghese − mi ha cortesemente e fermamente impedito di farlo, affermando che ci pensavano loro a evitare una degenerazione della conflittualità. Dopo qualche tempo, però, ho iniziato a parlare con una signora che conoscevo, una pacifista e accanita sostenitrice dei diritti del popolo palestinese, cercando di farle capire che pure il popolo israeliano ha qualche diritto, e che troppo spesso, oggi quasi sempre e quasi ovunque, i dirigenti politici sono totalmente disinteressati ai diritti dei loro popoli e accanitamente avvinghiati ai loro ruoli e al loro potere. Forse sono riuscito a suscitarle qualche dubbio e qualche domanda e le ho rivelato la mia appartenenza ebraica, di cui era ignara.

Comunque il corteo ha marciato senza incidenti, e con l’insistente fastidiosa colonna sonora degli slogan filopalestinesi che hanno martellato fino a piazza della Signoria. Fortunatamente si sono acquietati quando sono cominciati i discorsi ufficiali sull’arengario di Palazzo Vecchio. La partecipazione del pubblico era imponente: hanno parlato di duemila persone. Belli e diversificati i tre interventi: intelligente ed equilibrato della nostra Sara Funaro, prima sindaca di Firenze donna ed ebrea, storico-politico del giornalista Aldo Cazzullo, lucido e appassionato di Vania Bagni, presidente dell’ANPI fiorentino. È stato un grande piacere ascoltarli e partecipare a un evento così intenso e condiviso da (quasi?) tutti.

Nel pomeriggio ho voluto essere presente alle manifestazioni di piazza Santo Spirito, davanti al monumento di Potente, Aligi Barducci, comandante partigiano della brigata Lanciotto Ballerini, assassinato nella battaglia per la liberazione di Firenze nel 1944. Lì ho ritrovato la signora che avevo incontrato nel corteo del mattino, e ho continuato a ragionare con lei sulla complessità delle guerre in corso in Medio Oriente, di cui non solo i palestinesi sono vittime e che vedono le gravi responsabilità e i biechi interessi di molte parti in gioco. Non so se il mio tentativo di farla riflettere abbia ottenuto qualche risultato, ma spero di poterlo verificare in futuro. In piazza ho anche ritrovato con piacere un amico ebreo fiorentino col quale ho condiviso il sofferto ascolto di Omar, un ragazzo palestinese che ha inveito contro lo «Stato sionista» e «colonialista» ed il «genocidio» che sta compiendo nei confronti del suo popolo. È seguito l’intervento di un’altra ragazza palestinese che indossava lo hijab (non ha detto il suo nome), e che pure ha sfogato contro Israele tutta la sua sofferenza, quasi ripetendo le stesse parole di Omar. Nessuna possibilità, in quel contesto, di avviare un dialogo con loro e nessuna possibilità di far riflettere sulle ragioni di Israele (come popolo e non come governo).

Certamente è stata per me una Festa della Liberazione piena di ombre, oltre che di gioia. Ciò che più mi fa soffrire e indignare è la doppia falsificazione storica: si rimuove l’alleanza con i nazisti di molti palestinesi, ed in particolare di Amin al-Husseini imam di Gerusalemme, e si rimuove la partecipazione della Jewish Brigade alla guerra di liberazione. Inoltre, si identificano Israele ed il sionismo con l’oppressione nazifascista, delegittimando quindi il diritto degli ebrei e magari degli israeliani di partecipare gioiosamente alla Festa della Liberazione. Non per questo si deve rinunciare alla nostra partecipazione, anzi credo sia necessario insistere il più possibile per partecipare alla festa e per dialogare e spiegare i nostri punti di vista e le nostre ragioni, almeno con quei possibili interlocutori con cui si può approfondire il discorso, inclusi i palestinesi che vivono a Firenze.

Certamente le distruttive politiche del governo Netanyahu ostacolano duramente (ma spero non rendano del tutto impossibile) il necessario dialogo con quelle forze di sinistra in cui mi riconosco; e soffro molto nel vedere come il governo d’Israele sia oggi sostenuto da personaggi politici che nella Seconda guerra mondiale ci avrebbero perseguitato e sterminato, e che cercano in ogni modo di riabilitarsi e di mettere in sordina, se non eliminare, la Festa della Liberazione, magari col pretesto della morte di un papa.

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