Luglio – Agosto 2026

Firenze Ebraica. Bimestrale toscano di notizie e cultura ebraica. Autorizzazione del Tribunale di Firenze n. 3628 del 3.11.1987

Direttrice responsabile:

Hulda Brawer Liberanome

Redazione:

Renzo Bandinelli
Wlodek Goldkorn
Paola Jarach Bedarida
Daniela Nencini
Milka Ventura Avanzinelli
Emanuele Viterbo

e-mail: redazione@toscanaebraica.it
www.toscanaebraica.it

Comunità ebraica di Firenze
Via Luigi Carlo Farini, 4
50121 Firenze
Tel. 055 245252 – Fax 055 241811 e-mail: abbonamenti@toscanaebraica.it

ISSN 2612-0895 (Ed. cartacea) ISSN 2784-854X (Ed. digitale)

Impaginazione e stampa:

Nova Arti Grafiche srl – Signa (Firenze)
I numeri di Toscana ebraica sono consultabili presso la Biblioteca Marucelliana
di Firenze e la Biblioteca della Comunità ebraica di Firenze

Indice 

Lettera ai lettori Hulda Brawer Liberanome

Festività e pensiero ebraico

Dilemmi halakhici sulla “carne coltivata” rav Gadi Piperno

La dignità dell’uomo nel pensiero ebraico rav Umberto Piperno

Cultura

Salomone Fiorentino. Una professione di fede Umberto Fortis

Il popolo del libro: la diaspora come “baricentro” degli ebrei oggi Irene Kajon

Il Museo Ebraico di Lecce e la storia dell’ebraismo pugliese Fabrizio Lelli

Sacrifici Marco Liuzzi

Tracce di ebraismo nei canti politici dalla Resistenza agli anni del Controcanto Rocco Rosignoli

Era mio padre Daniel Vogelmann

Il Privilegio di Calisia: alle origini della tutela giuridica degli ebrei nell’Europa medievale Jan Władysław Woś

Shoà, Genocidi, Resistenza

Giorgio La Pira: lasciatemi finire con questo sogno Maurizio Certini

Israele

Gli omicidi nella società araba in Israele Herbert Avraham Arbib

Domande e risposte ‘al reghel achat

Sulla pena di morte Filippo Tedeschi, Ufficio rabbinico di Firenze

La voce dei ragazzi

Shabbat Wayaqhel-Pequdé derashà di Elia Da Fano

Shabbat Bemidbar derashà di Costanza Sara Alongi

Dalle Comunità

Firenze

Lapidi con i nomi dei deportati nel giardino della Sinagoga di Firenze Renzo Bandinelli

La mia Haggadà Sara Cividalli

A Firenze una giornata di riflessione sull’etica ebraica oggi  Emanuele Viterbo; Milka Ventura

Anagrafe

Varie

Il patrimonio bibliografico e archivistico Lionella Neppi Modona Viterbo

La Biennale e il paradosso della tolleranza David Palterer

In Versi

Malinconico bisbiglio Alessandro Nocchi

Libri e film

Se lo vorrete non sarà un sogno. Storia del Sionismo recensione di Renzo Bandinelli

Dal fiume al mare. Storia della mia famiglia divisa tra due popoli recensione di Marinella Mannelli

“Viva l’Italia! Viva il Re!” Gli ebrei italiani, la Grande guerra, le memorie recensione di Lionella Neppi Modona Viterbo

Premio Letterario ADEI WIZO Adelina Della Pergola 2026: i vincitori Ufficio Stampa ADEI WIZO

Segnalazioni

Lettere

Il mio Moked Anastasia Vendrov

Ricordo di

Gabriele Bedarida Pardo Fornaciari

Josef Elyasy Leonardo Elyasy

Auguri della Redazione

Lettera ai lettori

La dignità dell’essere umano, uomo, donna o ragazzo, ebreo o non ebreo, nello sviluppo del pensiero ebraico da Sa‘adyà Gaon al Maimonide, è l’argomento dell’articolo di rav Umberto Piperno, visto da un punto di vista storico, filosofico e anche mistico. La Bibbia ci raccomanda «ama il tuo prossimo come te stesso» (Levitico 19,18), ma non ci indica chi è il «prossimo» e che cosa dovrebbe significare l’amore verso di lui. La parola ebraica רעך indicherebbe comunque una persona ben conosciuta, quindi escluderebbe un estraneo? Rav Umberto Piperno non si limita ad analizzare sull’argomento il testo biblico ma parla dell’elaborazione del pensiero ebraico in un periodo particolarmente importante. 

Da Israele Herbert Avraham Arbib ci scrive invece a proposito della crisi interna al mondo palestinese e in particolare del notevole numero di palestinesi assassinati per mano degli stessi palestinesi, crimini che, secondo l’autore, sono assai superiori rispetto agli assassini avvenuti tra ebrei e che quindi sarebbe una realtà solo indirettamente influenzata dalla politica dei governi israeliani. Si tratta non solo di morti e feriti ma anche di danni alle proprietà, spesso ottenute con notevoli difficoltà. A parte i diretti interessati, i loro familiari e conoscenti, penso al silenzio che spesso circonda i colpiti, e non si tratta di un fenomeno solo palestinese o ebraico ma purtroppo è tipicamente umano e moralmente da deplorare. Un esempio tragico è stata la Shoà e l’atteggiamento di milioni che non volevano vedere quello che stava accadendo, anche di chi viveva a stretto contatto con ebrei. Quindi la tipica reazione è il silenzio, che non significa né approvazione né condanna ma consente di evitare la questione. Lo vediamo anche in Paesi in guerra, come in Israele dove il conflitto israelo-palestinese nelle varie sue forme dura ormai da molti decenni. Numerose persone, non direttamente coinvolte nel conflitto, cercano di nascondersi nel mondo del silenzio e per quanto possibile di evitare l’argomento. Altri, quelli che urlano e sembrano più numerosi, sono soprattutto quelli che godono di appoggi politici e di tornaconti economici. Ecco ad esempio il ministro Itamar Ben Gvir.

Maurizio Certini, presidente della Fondazione Giorgio La Pira, scrive sulla figura di uno dei più importanti sindaci di Firenze, che ha cercato di contribuire alla pace fra lo Stato di Israele e i palestinesi, e più in generale con gli Stati arabi. Ha infatti organizzato i Colloqui Mediterranei, ai quali parteciparono anche Yitzhak Rabin e il re del Marocco, insieme a numerosi altri leader; purtroppo non Yasser Arafat, leader riconosciuto dei palestinesi. I Colloqui hanno avuto l’appoggio del Congresso Ebraico Mondiale con la partecipazione attiva di Joe Golan, e hanno suscitato molto interesse per la presenza di numerosi giornalisti provenienti da tutto il mondo. Da sindaco di Firenze, La Pira ha avuto molteplici contatti internazionali, anche con rappresentanti dell’Unione Sovietica. Per gli USA venne in visita privata il presidente John Fitzgerald Kennedy. La Pira è sempre stato vicino al nostro popolo, anche nei tempi difficilissimi dell’Italia fascista.  

Rav Gadi Piperno di Firenze affronta in questo numero il problema attuale, ma non semplice, della carne artificiale coltivata da cellule, di come si sviluppa e come debba essere considerata. Al momento non si trovano rabbini in Israele o altrove che siano d’accordo per proclamare una generale halakhà sull’argomento. O addirittura, di stabilire se si tratta di vera carne o meno. Oggi infatti sono pochi gli interessati e soprattutto in Israele, ma domani la questione potrebbe diventare di interesse molto più generale.

Vorrei anche ricordare il bel concerto del 2 giugno, nell’ambito del Baroque Festival Florence 2026, dell’Ensemble Salomone Rossi, formazione musicale che approfondisce il contributo della musica ebraica nel panorama musicale occidentale, sia nel repertorio barocco sia in quello dei secoli successivi. 

Abbiamo inoltre accolto volentieri – anche questa volta – lettere relative a  esperienze personali e numerose riflessioni su vari argomenti ebraici. 

Come potete vedere infatti l’indice della rivista è piuttosto ampio e quindi auguro a tutti buona lettura!

Hulda Brawer Liberanome  

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