Duilio 48 sulla Passeggiata a Viareggio, fra il 1912 e il 1917.
Viareggio è uno dei miei luoghi della memoria, che frequentavo insieme alla famiglia ogni estate. A quell’epoca le vacanze duravano tre mesi, e un anno sì e uno no le passavamo nella casa che sovrasta il negozio Duilio 48, sulla Passeggiata. Il mio racconto quindi inizia da questo edificio in stile Liberty viareggino: il bisnonno Giuseppe Siebzehner aveva fondato i Grandi Magazzini Duilio 48 nel 1902 a Firenze in via del Corso, rilevando con altri tre soci il Bazaar Papalini. Dopo qualche anno, visto il successo della sua impresa commerciale, decise di aprire delle filiali in altre località, e così una fu aperta a Montecatini e una a Viareggio, località di villeggiatura molto frequentata nei mesi estivi dai fiorentini ma anche da milanesi e perfino da stranieri.
La prima sede fu realizzata in uno chalet di legno, molto simile allo Chalet Martini, l’unico rimasto sulla Passeggiata a mare fino a oggi: molti altri edifici simili furono distrutti in un incendio nel 1917, e così il bisnonno si decise a far costruire una nuova struttura in muratura.
Al piano terreno era previsto il negozio, mentre al piano superiore un comodo appartamento, dotato anche di una terrazza che affacciava direttamente sul mare, ospitò fin da subito il fratello più giovane Ernesto, un uomo malato che avrebbe tratto giovamento dall’aria del mare, che lì abitava con la fedele domestica Maria.
Così passati gli anni, dopo la guerra, la casa di Viareggio divenne la nostra abitazione estiva; andavamo al Bagno vicino, il Nettuno, nel pomeriggio in pineta con le biciclette, dopo una puntata alla Gelateria Veneta, sempre in Passeggiata.
D’estate venivano a trascorrere le vacanze ebrei di varia provenienza; ricordo bene Lia Servadio, amica d’infanzia di mia mamma, con il marito Scialom Hassan e il figlio, e i suoi genitori che avevano una casa vicino alla Passeggiata, e, provenienti da Londra, i Katona, Erwin e Gerta, cugina del nonno Giorgio.
Quando le Feste autunnali cadevano in settembre, andavamo al piccolo tempio in via degli Oleandri 30, officiante il rabbino Simone Sacerdoti.
L’oratorio di via degli Oleandri era stato aperto negli anni ’50, grazie alla donazione della famiglia Cassuto, ma il nucleo ebraico esisteva anche prima della guerra; ho fatto poi qualche ricerca e mi si è aperto un mondo.
La Comunità di Viareggio, prima della Seconda guerra mondiale, era una comunità piuttosto florida, i cui membri erano molto attivi e ben inseriti nel tessuto culturale, artistico e amministrativo cittadino.
Basti ricordare la presenza, nei primi anni del secolo, di Urbino Sadun nel gruppo socialista in Consiglio comunale, la presenza di Ruggero Pacifici nel Consiglio della Croce Verde, di cui fu attivo promotore fino allo scioglimento, avvenuto per Regio Decreto il 28 febbraio 1930; la fama e la stima di cui godeva il musicista Icilio Sadun, sepolto nella sezione ebraica del cimitero. A riguardo di quest’ultimo, sono da ricordare in particolare le vittorie riportate dalle sue composizioni musicali nei concorsi per la canzone ufficiale del Carnevale di Viareggio, che ancora oggi viene suonata.
Un altro fratello, Odoardo Sadun, che aveva fatto studi tecnici, vinse il primo premio nel 1924 per il carro del Carnevale “Il trionfo della bicicletta”.
Viareggio negli anni Trenta del secolo scorso è stata la meta di artisti di vari orientamenti, scrittori, musicisti, pittori.
Guglielmo Vita ad esempio, pittore prolifico, ha scritto nel 1932 Dolce Versilia.
Proveniente da Tunisi, dove era nato, anche il pittore Moses Levy ha soggiornato a lungo a Viareggio, che è stata fonte di ispirazione per molti suoi quadri, in cui si ritrova la luce della spiaggia e del mare versiliese.
A Viareggio ha vissuto a lungo il musicista Alberto Franchetti (Torino, 1860-Viareggio, 1942) musicista e compositore di fama internazionale, visse a Reggio Emilia dal 1888 al 1905, qui sposò Margherita Levi e compose alcune delle sue opere più importanti. Ebbe rapporti di collaborazione con Puccini e la sua opera Cristoforo Colombo, dramma lirico in 4 atti su libretto di Luigi Illica, fu rappresentata al Metropolitan di New York nel 1992 in occasione del cinquecentenario della scoperta dell’America.
Ma tornando alla Comunità ebraica di Viareggio, questa era una comunità vivace e piuttosto numerosa.
Negli anni ’30 la Comunità di Viareggio diventa sezione della Comunità di Pisa, con delegato al Consiglio Angiolo Ferro, a cui il presidente Pardo Roques consegnò arredi e un Sefer Torà, e decide di dotarsi di un oratorio in cui poter svolgere le funzioni religiose ma anche di organizzare un doposcuola per l’insegnamento delle materie ebraiche ai ragazzi, oltre a attività ricreative e culturali.
In quegli anni la Comunità decise di prendere in affitto in via Fratti una casa, che utilizzò come sinagoga. Nel 1938 in città risiedevano ben 52 famiglie ebraiche, cioè la maggior Comunità ebraica della provincia. Erano appena cominciate le ricerche per un luogo più adatto e spazioso, quando le Leggi razziali si abbatterono sul Paese. Ai bambini e ai ragazzi di quelle famiglie fu proibito continuare ad andare a scuola con i loro coetanei. In risposta a queste nuove restrizioni, nel 1940 fu realizzata una scuola elementare per alunni ebrei proprio in questo edificio, nell’oratorio della sinagoga. Rimase in funzione per quattro anni accogliendo bambini anche da Lucca e Carrara e provenienti da città del Nord Italia, come Torino, Milano e Genova. Poi, con l’occupazione nazista nel 1943, la scuola fu chiusa.
La classe era al piano terra, al primo piano c’era il tempio. Al piano terreno c’era la camera da letto dei miei genitori, un ingresso, una stanza che era il nostro soggiorno-tinello, dove abbiamo messo questi banchi della scuola: ci saranno stati sei o sette banchi e una scrivania: poi da una parte c’era il mio lettino, io dormivo lì, la sera. C’era la lavagna e c’era la stufa di ceramica, di quelle lucide – la ricordo come se fosse adesso – che funzionava e non funzionava, c’era abbastanza freddo. E poi c’era la nostra cucina; era tutto in casa.
(da una Memoria della figlia di Angiolo Ferro)
Pur avendo chiesto al Comune un contributo economico di 100 lire, la Comunità si sobbarcava le spese di riscaldamento, pulizia, e lo stipendio dell’insegnante e di una bidella, oltre a aver messo a disposizione i locali e gli arredi per la piccola scuola.
Insegnante era Gabriella De Cori che, in quanto ebrea, era stata espulsa dalla scuola pubblica di Santa Maria a Monte, in provincia di Pisa, in cui insegnava.
È la memoria di G. a restituirci un’immagine non retorica, profondamente umana della sua maestra:
«Me la ricordo bene, arrivava da Pisa con il suo pentolino, che metteva a scaldare lì sulla stufa, poi mangiava alla sua scrivania, perché facevamo anche il doposcuola e la maestra non andava via a mezzogiorno. Si faceva scuola la mattina e poi anche il doposcuola […]»
Nel 2017 una stanza della Biblioteca Immaginaria, sita nella Biblioteca Comunale G. Marconi, è stata intitolata a questi ragazzi discriminati con l’affissione di una targa che recita:
Questa stanza è dedicata ai ragazzi che / esclusi dalla «scuola di tutti», / studiarono con la maestra Gabriella De Cori a Viareggio / nella «classe speciale per bambini ebrei» (1940-1943)
Conosco una sola razza: quella umana / Viareggio, 27 gennaio 2017
Come ricorda Gabriele Levantini, nel suo articolo uscito nel settembre 2021 su www.welcome2lucca.com, dal titolo Viareggio ebraica e l’antica sinagoga di Via Fratti:
Nel 2020 la Commissione Toponomastica ha approvato all’unanimità la proposta del consigliere Alessandro Santini di partecipare al progetto delle “pietre d’inciampo” perciò è probabile che nel prossimo futuro un piccolo segno di memoria possa comparire davanti a questo edificio troppo a lungo ignorato.
L’anno seguente sul quotidiano La Nazione è apparso un appello al comune di Viareggio perché realizzasse un “luogo di memoria” per i 600 cittadini deportati, molti dei quali, come Oreste Molco e Jannette Levi, non tornarono mai.
La Pietra d’inciampo in ricordo di Jeannette Levi, Giannetta, è stata posta il 27 gennaio 2024 nella rinnovata piazza Viani, in zona Darsena. Jeannette Levi era nata a Rodi, nel 1924, e nel 1944 si trovava a Viareggio, per avervi seguito il fidanzato viareggino, e dove era stata ospitata a casa dei genitori.
Altro luogo della memoria è la Passerella che porta in Darsena, intitolata a Luciana Pacifici, una bambina viareggina, ma nata a Napoli: con la famiglia si erano nascosti a Cerasomma, una frazione di Lucca, ma furono arrestati e portati in un campo di raccolta a Bagni di Lucca, per poi essere trasferiti a Auschwitz: Luciana morì a soli otto mesi, durante il tragico viaggio, il 30 gennaio 1944.

Questo articolo è dedicato alla memoria di Giuseppe Siebzehner e Amalia Koretz.
Fonti
Per le notizie familiari: Tagebuch (Diario) di Giorgio Siebzehner. Per le notizie sull’oratorio di via degli Oleandri: Umberto Lascar e Federico Prosperi. Per le opere di Franchetti: Lydia Cevidalli.
Bibliografia
S. Q. Angelini, Quella scuola in una stanza: l’applicazione delle leggi razziali nella scuola a Viareggio, in Quaderni di storia e cultura viareggina, Istituto Storico Lucchese, 2001.
Carnevale di Viareggio: Albo d’oro dei Carri di prima categoria
“Cronisti in classe 2024”, Scoprire la Viareggio ebraica. Viaggio nei luoghi della comunità, ricerca della Scuola Secondaria di primo grado E. Jenco, Viareggio, in La Nazione, 22 febbraio 2024
G. Levantini, Viareggio ebraica e l’antica sinagoga di Via Fratti, settembre 2021, https://www.welcome2lucca.com/viareggio-ebraica-e-lantica-sinagoga-di-via-fratti/
Il Carnevale a Viareggio (Su la coppa di champagne!), di Icilio Sadun e Lelio Maffei, 1921, primo brano musicale ufficiale della manifestazione commissionato dal Comitato Permanente Festeggiamenti
(*)Questo articolo è tratto da una presentazione tenuta al Limmud Italia Days Firenze 2025 (7-8 dicembre), con un PowerPoint: le molte immagini, che qui non è possibile riprodurre, ben illustravano il contesto storico e le vicende qui narrate e che erano la parte più originale della ricerca.