Firenze Ebraica. Bimestrale toscano di notizie e cultura ebraica. Autorizzazione del Tribunale di Firenze n. 3628 del 3.11.1987
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Hulda Brawer Liberanome
Redazione:
Renzo Bandinelli
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ISSN 2612-0895 (Ed. cartacea) ISSN 2784-854X (Ed. digitale)
Impaginazione e stampa:
Nova Arti Grafiche srl – Signa (Firenze)
I numeri di Toscana ebraica sono consultabili presso la Biblioteca Marucelliana
di Firenze e la Biblioteca della Comunità ebraica di Firenze

Indice
Lettera ai lettori Hulda Brawer Liberanome
Festività e pensiero ebraico
Non si cancella la propria esistenza se si pensa anche alla vita altrui rav Roberto Colombo
I due viaggi di Israel rav Gadi Piperno
L’identità ebraica attraverso le feste: da Rosh ha-shanà a Tu bishvat Anastasia Vendrov
Cultura
Mio nonno Tullio Terni Lisa Alisa Baligioni
La preghiera di Mordekhay Umberto Fortis
Attualità di Maimonide. La Legge non violenta cifra della condizione umanaIrene Kajon
Sogni Marco Liuzzi
Judaica Archive all’Harvard University e il suo inquietante segreto David Palterer
Pio XI e l’ebraismo Filippo Tedeschi
Shoà, Genocidi, Resistenza
La verità del male. Il processo Priebke Shulim Vogelmann
Israele
Il CMCC a Kiryat GatHerbert Avraham Arbib
Il nostro Servizio militare in Israele Hulda Brawer Liberanome; Shulamit Furstenberg-Levi; Anastasia Vendrov
L’eredità di Rabin trent’anni dopo Adam Smulevich
Israele come una famiglia: normalità apparente e fratture profonde Tullio Sonnino
Domande e risposte ‘al reghel achat
Come si costruisce uno shofar? Filippo Tedeschi, Ufficio rabbinico di Firenze
La voce dei ragazzi
Il senso del rispetto derashà di Liam Piperno
Dalle Comunità
Firenze
Binario 16 Stazione Santa Maria Novella di Firenze. Cerimonia in ricordo della deportazione degli ebrei del 1943 Renzo Bandinelli
Travolti da un insolito destino: quale futuro per gli ebrei italiani? Emanuele Viterbo; Milka Ventura
Anagrafe
Varie
L’Eridano – giornale popolareLionella Neppi Modona Viterbo
Michail Yevzlin (1952–2020). Editore, intellettuale, amico Jan Władysław Woś
In Versi
OLO Alessandro Nocchi
Libri e film
Ebrei in guerra. Dialogo tra un rabbino e un dissidente recensione di Renzo Bandinelli
Hitler e Mussolini contro Einstein. La storia di una strage Hulda Brawer Liberanome
Prigionieri. Un ebreo e un musulmano nell’inferno del Medio Oriente recensione di Marinella Mannelli
Gioverà ricordare. Meminisse iuvabit recensione di Lionella Neppi Modona Viterbo
La lingua ebraica recensione di Milka Ventura
Segnalazioni
Ricordo di
Vera Vigevani Jarach Ugo Caffaz
Auguri della Redazione
Lettera ai lettori
Scrivo la mia lettera in un momento particolarmente delicato (primi di gennaio) per quello che sta succedendo sulla scena internazionale. Tuttavia non dimentichiamo la bella e allegra tradizione di Purim, anche se per alcuni scienziati il testo fondativo di questa festa sarebbe solo una favola che non ha nessuna base storica, ma che il nostro popolo ha voluto al punto da essere stato inserito nel testo della Bibbia e letto durante il periodo del Secondo Tempio, e poi in tutte le sinagoghe, spesso anche nelle case private. Questo evento è spesso ricordato con feste in maschera e con dolci tipici di tante comunità sparse nel mondo. È una festività particolare che si basa su un miracolo accaduto ad una sola comunità, quella degli ebrei persiani, e che non ha interessato direttamente l’intero nostro popolo.
Ho pensato di tradurre dall’ebraico un saggio di Ya‘aqov Levinger, interessante, credo, per vari aspetti della storia della festa.
Meghillat Ester racconta il miracolo accaduto in Persia alla comunità ebraica ai tempi del sovrano Serse [Achashverosh in ebraico] e specifica le ragioni della festività. Il racconto ha il carattere di fiaba […]. L’autore della Meghillà ricorda spesso lo stile di Genesi, tanto che ripete alcune frasi di quel libro, e in particolare della storia di Giuseppe e i suoi fratelli (vedi Genesi 37 sgg). Si trova anche qualche dettaglio che ricorda il racconto di Erodoto, come ad esempio, somiglianze fra la presentazione della regina Vashtì ai partecipanti della festa (Meghillat Ester 1,9) e il racconto di Candaule e Gige (Storie 1,8 sgg).
ll carattere fiabesco del racconto della Meghillà ha sollevato per gli studiosi la questione del suo valore storico, del tutto negato da alcuni di loro per i seguenti motivi:
a) In altre fonti dell’epoca non si trova nessun racconto simile, anche se in esso si precisa che le vicende riguardarono più di 75 mila persone (9,15-16); inoltre il testo non si riferisce ad alcuna persona nota, ad eccezione di Serse.
b) Molti dei particolari menzionati nella Meghillà non descrivono le abitudini in uso all’epoca in Persia che conosciamo da altri fonti, come ad esempio la descrizione dell’improbabile matrimonio di Serse con Ester […].
c) La Meghillà racconta (2,6) che Mordekhay era uno degli esuli ai tempi di Yechanyà re della Giudea (598 a.e.v.) e che il miracolo di Purim avvenne ai tempi di Serse I (486-466 a.e.v.), nominato anche in Daniele 9,1 e in Ezra 4,6; questo dimostrerebbe che l’autore della Meghillà non conosceva bene gli avvenimenti storici dell’epoca.
d) All’epoca delle stesura della Meghillà sembra che la festa di Purim fosse già in uso (vedi 9,19-21) ed è quindi molto probabile che gli ebrei abbiano inventato il racconto di Purim per giustificare storicamente una festività già adottata dai Babilonesi oppure dai Persiani […]. Ma non vi è dubbio che l’autore della Meghillà conoscesse bene la situazione che esisteva già a quell’epoca (Sefer ha-Mo‘adim, Purim, Dvir, Tel Aviv 1956).
Buon Purim e buona lettura
Hulda Brawer Liberanome