People’s Peace Summit di Gerusalemme

The People’s Peace Summit, Gerusalemme, 9 maggio 2025.
(Fonte: https://www.timeisnow.co.il/english)

Nei giorni 8-9 maggio scorsi si è tenuta a Gerusalemme, al centro congressi Binyanei HaUma-International Convention Center, un incontro organizzato dalla coalizione Higghia‘ ha-zman, “The time is now” composta da una sessantina di organizzazioni per la pace israeliane e palestinesi, per «dare ancora una possibilità alla pace», come hanno ripetuto molti degli intervenuti. L’obiettivo dichiarato era quello di chiedere la «fine dell’attacco a Gaza, il ritorno degli ostaggi a casa, la fine dell’occupazione e la promozione dell’accordo sui due Stati».

Dalle testimonianze sui social sembra che in dimensioni (tra i 5000 e i 7000 partecipanti) il Summit abbia superato quello dell’anno scorso, tenutosi ai primi di luglio a Tel Aviv, nonostante quest’anno si svolgesse a Gerusalemme, a pochi passi dalla Knesset. Dalle stesse fonti si sa che la partecipazione è stata più ampia e articolata dell’anno scorso, sia dal punto di vista politico che da quello ideologico. 

La Comunità ebraica di Firenze, nella persona del suo Presidente, ha organizzato un collegamento nella sua sede, insieme a Sinistra per Israele, per la mattina di venerdì 9 maggio, consentendo così di condividere virtualmente l’evento e di partecipare collettivamente a quanto avveniva sul palco di Gerusalemme. Lì si sono succeduti sia semplici cittadini che attivisti israeliani e palestinesi insieme, militari, scienziati (i vertici dell’Istituto Weizmann per la Scienza, ad esempio), familiari di vittime e di ostaggi, giovani e giovanissimi spaventati per il loro futuro, tutti a discutere dei massacri a Gaza, della fame inflitta ai palestinesi, dello shock ancora vivo per le sofferenze inflitte da Hamas il 7 ottobre. Importante e significativa la coraggiosa testimonianza delle madri israeliane e palestinesi contro una guerra inutile e letale per i loro figli. È stato trasmesso il messaggio «di rispetto e solidarietà» del presidente francese Macron, che ha sottolineato come l’iniziativa per la pace, pur nel dolore e nella sofferenza, rappresentasse un importante segnale di speranza, dichiarandosi a fianco di coloro che lottano per raggiungerla. È seguito poi il messaggio del presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen che, riproponendo la soluzione a due Stati, ha condannato le violenze di Hamas e ha richiesto l’immediato rilascio degli ostaggi. In rappresentanza dei Democratici è intervenuto (da remoto) Yair Golan, che ha chiesto la fine della guerra, la costruzione di un’alleanza regionale e ha insistito sulla necessità di includere i partiti arabi nel futuro Governo. È stato anche ricordato Benny Gantz, che una volta sosteneva questa guerra ma ora chiede un accordo che porti alla liberazione degli ostaggi. Particolarmente applaudito il deputato arabo alla Knesset Ayman Odeh, che ha tracciato una chiara visione di partenariato, fatto di pace e di giustizia e ha rivendicato la necessità della presenza dei cittadini arabi nella lotta per la democrazia: «senza di noi si può costruire una dittatura, non una democrazia, si possono continuare le guerre, non arrivare alla pace», ha inoltre detto.

Alla fine del collegamento il presidente Enrico Fink è intervenuto aprendo la riflessione su quanto visto, dimostrando con la sua presenza e il suo impegno che è possibile superare le divisioni interne solo uscendo dalle proprie stanze per far conoscere che un’altra narrazione è possibile. Il segretario della Camera del Lavoro di Firenze Bernardo Marasco, su questa scia, ha cercato di approfondire il tema che aveva ispirato anche la sua attiva organizzazione della Fiaccolata per la pace di Firenze il 23 ottobre 2023, ovvero la necessità di separare le ragioni dei popoli da quelle dei loro governanti, se si vuole dare un contributo oggettivo alla lotta contro l’antisemitismo.

Inserendosi nel dibattito su quanto fosse difficile e sofferto cercare di immedesimarsi nelle ragioni dell’altro, pur capendone razionalmente le ragioni, il rabbino rapo Gadi Piperno, ha citato i Pirqé Avot (2, 4) « fa’ che la Sua volontà coincida con la tua, affinché Egli faccia coincidere la tua volontà con la Sua […] Non ti isolare dalla collettività e non giudicare il tuo prossimo, finché non ti sia trovato nella stessa situazione», laddove quest’ultima espressione[limqomò] si può leggere correttamente anche “al suo posto”, là dove lui si trova.
Tra il pubblico ci sono stati alcuni interventi tra cui quello di Maurizio Certini per la Fondazione La Pira e in sala erano presenti anche rappresentanti del Concistoro Valdese di Firenze (l’organo esecutivo della Chiesa Valdese di Firenze), dell’Ucei, un consigliere e un’assessora del Comune di Firenze. 

Nonostante l’iniziativa fiorentina non abbia avuto vasta eco nella stampa, tra i presenti si è consolidata la convinzione che solo il confronto, per quanto difficile e doloroso, è l’unica strada che si può percorrere per raggiungere la pace.

Anche l’iniziativa di Gerusalemme, pur sentita e partecipata non ha avuto grande seguito tra i mezzi di comunicazione; da quanto si legge in rete, solo due giorni dopo il People’s Peace Summit non ce n’era più traccia sui media israeliani, un unico articolo, nemmeno in prima pagina, ma «tonnellate di copertura» (https://www.youtube.com/shorts/u9k3HPEo-r4) in inglese perfino in Australia, poche uscite in arabo, niente in Europa, se non qualche individuale testimonianza sui social.

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