Mosè e il roveto ardente, tempera su intonaco, 244-245 e.v. Sinagoga di Dura Europos (Siria) (fonte Wikipedia.org)
Sigmund Freud nel suo Mosè e il monoteismo asserì che l’ebraismo ha assunto il proprio monoteismo da Mosè, egiziano, sacerdote di Akhenaten, che fuggì dall’Egitto dopo la morte del faraone: ha visto in Mosè il fondatore dell’ebraismo monoteistico. Quasi tutte le considerazioni di Freud si sono rivelate errate. L’archeologia e una sempre maggiore conoscenza dell’Egitto e delle civiltà del Vicino Oriente, in quasi cento anni dal testo di Freud, hanno dimostrato quanto egli si sia sbagliato.
Fin dalla fondazione dello Stato di Israele nel 1948 si sono svolte oltre 250 campagne archeologiche di scavo e oltre 4000 scavi di recupero. Tutto questo ha completamente trasformato la nostra conoscenza sulle origini dell’Antico Israele. Ora noi sappiamo che gli Israeliti non si sono strutturati come gruppo etnico distinto prima della metà del XIII secolo a.e.v., cento anni dopo l’epoca di Akhenaten.
Akhenaten è stato il primo vero monoteista. Abolì il culto del pantheon egiziano e innalzò il dio Sole Aten a unica divinità. Dopo la sua morte, i sacerdoti di Amun ristabilirono in Egitto il culto politeistico, con al suo vertice Amun-Ra. Il nome di Akhenaten, le sue raffigurazioni e la sua stessa esistenza furono cancellati. Con il suo successore Tutankhamun addirittura non appare nella lista reale ufficiale dei faraoni. Mentre Akhenaten si può definire un autentico monoteista, Mosè e l’ebraismo delle origini non lo erano. Più propriamente, l’ebraismo in origine – dai tempi di Mosè nel XIII secolo a.e.v. fino alla fine del periodo del Primo Tempio, alla fine del VII secolo a.e.v. – era enoteistico, termine che indica il culto di un unico dio senza però negare l’esistenza di altre divinità. Questo ebraismo delle origini era aniconico, proibiva cioè qualsiasi immagine di Dio. I Dieci Comandamenti, dati da Dio a Mosè sul monte Sinai, sono chiaramente enoteistici; il Comandamento recita: «Non avrai altri dei davanti al Mio cospetto», cioè anteposti a Me, differente dal principio fondamentale dell’Islam «Non vi è divinità se non A.».

Quando Mosè attraversa il Mare dei Giunchi e canta la Cantica del mare e, lodando YHWH, dice «Chi è pari a te fra gli dei» (Esodo 15,11), indica chiaramente che esistevano altre divinità, nessuna delle quali potente come YHWH.
Passando ai profeti, durante il Regno di Israele troviamo il politeismo in grande quantità. Il figlio di Saul, che regnò per due anni dopo la morte del padre, aveva come nome Ishbaal, “uomo di Baal”, che suggerisce che il culto di Baal fosse praticato accanto a quello di YHWH.
I profeti parlano di pessimi re e buoni re: i pessimi re praticavano la prostituzione sacra, il culto di Asherat, custodivano idoli nel Tempio, al contrario dei buoni re. Dopo la divisione fra il Regno di Israele nel nord e quello di Giudea, tutti i re del Regno di Israele vengono chiamati “cattivi re”. Solo pochissimi raggiungono la definizione di “buoni re”, come Ezechia e Giosia: in almeno due terzi del periodo del Primo Tempio si possono annoverare “cattivi re”.
Lo Shemà‘ è diventato il credo degli ebrei e è ritenuto il fondamento del monoteismo. Questa preghiera compare solo in Deuteronomio: questo libro finale del Pentateuco è una ripetizione della narrazione di Mosè, e è molto probabilmente quel «libro delle Legge» ritrovato nel Tempio di Gerusalemme intorno al 622 a.e.v. (2Re 22,8; 2Cronache 34,15).
Ezechia liberò il Tempio dagli idoli e ripristinò il culto unico a YHWH ma il figlio Manasse (687-643 a.e.v.) capovolse le riforme del padre, reintroducendo nel Tempio il culto politeistico di Baal e Asherat (2Re 21).
Giosia (640-609 a.e.v.) seguì invece il nonno Ezechia, abolendo il culto delle altre divinità: convalidò le sue riforme tramite il libro di Deuteronomio, il cui nucleo focale è proprio lo Shemà‘
שמע ישראל יי אלוהינו יי אחד
Shemà‘ Israel, Adonai Elohenu, Adonay Echad
Nei secoli successivi lo Shemà è stato tradotto in un modo tale che esprimesse il monoteismo. Ma se guardiamo al suo contesto storico, la sua traduzione ci appare più chiara. La chiave per capire è il significato della parola אֶחָד echad: posta l’eliminazione degli idoli e del politeismo, la traduzione dovrebbe essere “Ascolta Israele, YHWH è il nostro Dio, YHWH da solo”.
L’ebraismo diventa veramente monoteistico non prima del V secolo a.e.v. Lo zoroastrismo potrebbe aver avuto un’influenza capitale su questa tendenza verso il monoteismo: benché non sia una religione monoteistica, ha orientamenti monoteistici.
In Deutero-Isaia 44, troviamo la prima chiara dichiarazione che YHWH è l’unico Dio che esiste
כֹּה אָמַר יי מֶלֶךְ יִשְׂרָאֵל וְגֹאֲלוֹ יי צְבָאוֹת אֲנִי רִאשׁוֹן וַאֲנִי אַחֲרוֹן וּמִבַּלְעָדַי אֵין אֱלֹהִים.
«Così ha detto YHWH, Re di Israele, loro Redentore, YHWH delle Schiere:“Io sono il primo e Io sono l’ultimo, non vi è Dio all’infuori di me”».
E in Deutero-Isaia 45,5
…אֲנִי יי וְאֵין עוֹד זוּלָתִי אֵין אֱלֹהִים
«Io sono YHWH e non ci sono altri, e all’infuori di me non vi è D. […]»
Quando l’ebraismo è diventato monoteistico, אֶחָד è stato tradotto come “uno”, per rispecchiare l’evoluzione del monoteismo.
Mosè non era monoteista, ma è stato l’inventore dell’ebraismo. Quando l’ebraismo è diventato monoteistico Mosè ha ricevuto il titolo di inventore del monoteismo.
Alcune altre riflessioni su Mosè
Il nome di Mosè
Mosè potrebbe non essere stato un sacerdote del faraone Akhenaten, ma era un ebreo egiziano e ha portato con sé la cultura e la religione egiziana quando ha istituito il popolo ebraico. Ai giorni nostri, un ebreo americano ha il proprio ebraismo ma spesso ha un nome americano, veste come un americano, pensa come un americano e parla come un americano. Lo stesso si potrebbe dire per un ebreo francese, un ebreo inglese, un ebreo italiano. Rabbi Mordechai Kaplan ha sostenuto che tutti gli ebrei che vivono fuori da Israele vivono in due culture, quella ebraica e quella del luogo in cui sono nati. Gli ebrei americani hanno nomi americani, quelli italiani hanno nomi italiani. Nello stesso modo Mosè aveva un nome egiziano. In Esodo 2,10 si legge che Mosè ha ricevuto il suo nome dalla figlia del Faraone in base al verbo ebraico “tirare fuori”, perché lo aveva “tirato fuori” dal Nilo. Anche i commentatori ebrei medievali come Ibn Ezra e Ezechia ben Manoa erano perplessi su come una principessa egiziana potesse conoscere l’ebraico. Ezechia ben Manoa ha proposto o che la principessa si fosse convertita all’ebraismo o che il nome le fosse stato suggerito da Yocheved, la madre di Mosè. Il tentativo di spiegare il nome di Mosè è basato su un’etimologia popolare, fondata su un’assonanza piuttosto che sulla realtà dei fatti. Infatti Mosè è un tipico nome egiziano, spesso collegato ai faraoni e alla regalità. Significa “nato”, dal termine egiziano mese, e era un nome teoforo molto comune nella nomenclatura dei faraoni, come Rameses – Ra è nato, o Thothmose – Thoth è nato. Rameses in una iscrizione è chiamato semplicemente «Mose».
Mosè ha le corna?
Tutti conoscono la famosa statua di Mosè di Michelangelo nella basilica di San Pietro in Vincoli a Roma (fig.1). Mosè è rappresentato con le corna. Quando in Esodo Mosè scende dal monte Sinai, è descritto come qaran che può significare “raggi di luce”, o corna. La maggior parte delle traduzioni ha interpretato qaran come raggi di luce. Tuttavia la traduzione latina di san Gerolamo è cornu, che può intendere sia raggi di luce sia corna. A partire dal XI secolo e.v. Mosè è rappresentato con le corna e continua a esserlo fino ai primi scorci del XVI secolo, quando cornu inizia a essere tradotto come “raggi di luce”. Ma il testo originario ebraico conserva l’immagine di Mosè con le corna? Al tempo di Mosè, Israele e il Levante storico [zona siro-palestinese] erano rimasti sotto il dominio egiziano per secoli. Per la gran parte del secondo millennio a.e.v. il Levante storico rimase territorio sotto il diretto controllo egiziano o come stati vassalli. Nelle campagne di scavo in Israele sono state ritrovate roccaforti egiziane di frontiera e innumerevoli reperti egiziani. Gli stessi avvenimenti al monte Sinai sono pieni di elementi egiziani. Se esaminiamo i Dieci Comandamenti, sei sono presenti nella cosiddetta Confessione di Rettitudine nel Libro egiziano dei morti. Il vitello d’oro è probabilmente il toro Apis. Ma chi ha le corna in Egitto? Il dio Amun Ra. Quando Alessandro Magno conquistò l’Egitto nel IV secolo a.e.v. si fece rappresentare con le corna di Amun Ra (fig. 2).
Allora Michelangelo forse aveva ragione – Mosè aveva le corna quando scese dal monte Sinai.
(Traduzione di D.N. no gen IA)


Museo delle monete, medaglie e antichità, Parigi (fonte Wikipedia.org)
Riferimenti bibliografici
Arnold Gottfried Betz,”Monotheism”, in David Noel Freedman, Allen C. Myer (eds.), Eerdmans Dictionary of the Bible, Eerdmans, Grand Rapids, Mich. 2000
Mark S. Smith, The Origins of Biblical Monotheism: Israel’s Polytheistic Background and the Ugaritic Texts, Oxford University Press, New York 2001
Id., The Early History of God: Yahweh and the Other Deities in Ancient Israel, Eerdmans, Grand Rapids, Mich. 2002