La presenza dell’antico Egitto in terra di Cana’an

Ramesse III (1183-1153 a.e.v.), da Tel Beth She’an. Rockefeller Archaeological Museum, Gerusalemme (fonte Wikimedia.org).

Delineare la storia della presenza dell’antico Egitto in terra di Cana’an non è facile, anche perché i rapporti tra il popolo egizio e le popolazioni cananee si sono sviluppati nel corso di millenni, con vicende molto articolate. Cercherò con questo testo di fare una breve sintesi di queste vicende storiche.
I rapporti della valle del Nilo con la terra di Cana’an, da identificarsi con il territorio corrispondente agli odierni Israele e Palestina, con parti di Libano e Siria (circa dal deserto del Negev a sud fino alla foce del fiume Oronte a nord), sono stati frequenti per tutta la durata della storia millenaria dell’Egitto, e risalgono già all’Epoca Predinastica. In alcuni periodi l’Egitto ha prevalso sulle terre del Vicino Oriente, in altri fu l’Egitto ad essere influenzato dalle terre confinanti. In ogni periodo comunque i rapporti di tipo commerciale tra Egitto e terra di Cana’an furono sempre molto intensi, lasciando numerose testimonianze archeologiche nei rispettivi territori.
Le testimonianze più antiche di contatti, in Epoca Predinastica (intorno al 3000 a.C.), si riflettono nella presenza di motivi artistici orientali nella decorazione di alcuni manufatti egizi, che attestano influenze di elementi del Vicino Oriente, sia oggetti che persone. Si tratta della testimonianza di contatti conseguenti probabilmente a rapporti commerciali, che si intensificarono con l’inizio della storia egiziana e durante l’Antico Regno. Sui rilievi del tempio funerario del faraone Sahura (2458-2446 a.C.) della V dinastia sono raffigurate delle scene relative a una spedizione commerciale a Biblo e in Siria, mentre in due tombe egizie databili alla VI dinastia (2323-2152 a.C.) sono rappresentati degli assalti a fortezze del Vicino Oriente. È noto però che in Egitto spesso venivano raffigurate conquiste che in realtà erano relazioni commerciali, con un ovvio intento di propaganda.   
Con il Medio Regno (2065-1781 a.C.) i rapporti tra Egitto e la terra di Cana’an si intensificarono ulteriormente. La presenza egiziana è attestata a Ugarit, Qatna e Megiddo e, anche se spesso si parla di tributi dovuti al faraone da parte di queste città, probabilmente si tratta prevalentemente ancora una volta di scambi di carattere commerciale. Numerosi sono i reperti archeologici di fabbricazione egizia rinvenuti a Biblo, i cui capi vantavano titoli egiziani e scrivevano in geroglifico. In quest’epoca compare per la prima volta il nome con il quale gli Egiziani identificarono le popolazioni cananee e cioè i Retjenu. Questa prima attestazione si trova sulla stele funeraria di un dignitario di nome Sobekkhu, datata al regno di Sesostri III (1881-1942 a.C.), nella quale è citata una campagna militare vittoriosa dell’Egitto contro i Retjenu nella zona di Sichem. Sulle pareti delle tombe di Beni Hasan, in Medio Egitto, compaiono in questo periodo le famose scene raffiguranti popolazioni nomadi in atto di portare “tributi” agli Egiziani. Si tratta delle prime raffigurazioni della lenta infiltrazione di stranieri asiatici, che arrivavano in Egitto per motivi commerciali oppure come manodopera e che sarebbero divenuti in seguito padroni dell’Egitto stesso, i cosiddetti Hyksos.
Il nome Hyksos deriva dalle parole Heqaw e Khasut, che significano in lingua egiziana “capi” e “Paesi stranieri”; con “Paesi stranieri” in Egitto erano indicate di solito le popolazioni del Vicino Oriente. Alla fine del Medio Regno e durante il Secondo Periodo Intermedio (1781-1550 a.C.) queste popolazioni erano arrivate a poco a poco nel territorio egiziano, istallandosi in modo pacifico lungo la valle del Nilo e integrandosi con i locali. Approfittando dell’indebolimento del potere centrale del faraone, gli Hyksos si unirono e fondarono nel 1650 a.C. la XV dinastia: il loro capo Salitis (o Sheshi) si proclamò faraone, assumendo usi e tradizioni egizie e governando perlopiù nel nord del paese. Contemporaneamente a Tebe la XVII dinastia (1650-1550 a.C.) governava il sud della valle del Nilo; il re tebano Kamose in una stele commemorativa chiama il re Hyksos Apopi “Capo dei Retjenu”, e questa affermazione ha fatto ipotizzare che gli Hyksos fossero cananei. Dopo cento anni sotto questa dominazione asiatica, Ahmose di Tebe riuscì a sconfiggere gli Hyksos e a riconquistare il nord dell’Egitto, riunificandolo e fondando una nuova dinastia, la XVIII, con la quale inizia il Nuovo Regno (1550-1069 a.C.).
Fin dall’inizio del Nuovo Regno, l’Egitto si dedicò al controllo dei territori confinanti e in particolare della terra dei Retjenu, che comprendeva Cana’an e la Siria. I Retjenu vengono raffigurati dagli Egiziani con aspetto e abiti che li caratterizzano, come la lunga barba appuntita, che permettono di identificarli con sicurezza nelle rappresentazioni; queste di solito li raffigurano come tributari dell’Egitto o come nemici conquistati in battaglia. Già i faraoni Thutmosi I e Thutmosi II condussero delle spedizioni nella terra dei Retjenu contro i beduini Shosu del sud della Palestina, ma è con Thutmosi III (1479-1425 a.C.) e le sue diciassette campagne militari che l’Egitto ottenne il completo controllo del Vicino Oriente. Il fine degli Egiziani era quello di respingere e tenere il più lontano possibile le pericolose popolazioni asiatiche dei Mitanni prima e in seguito degli Ittiti, e poi degli Assiri, che potevano minacciare le frontiere per il desiderio di appropriarsi delle ricche e fertilissime terre della valle del Nilo. Il mezzo per riuscire a proteggere i confini orientali era quello di assicurarsi il controllo, talvolta conquistando e talvolta alleandosi, dei territori più vicini, ovvero Cana’an e Siria. A tal fine furono anche costruite numerose fortezze egiziane nel territorio dei Retjenu, delle quali sono stati rinvenuti i resti archeologici, e delle quali si conoscono spesso anche i personaggi preposti al loro comando, con funzione sia militare che diplomatica.
Risale a una delle campagne militari di Thutmosi III il leggendario racconto della presa della città di Giaffa, tramandato dal Papiro Harris 500. Il generale Djehuti, del quale si sa, grazie alle testimonianze archeologiche, che è realmente esistito, uccise con l’inganno il principe di Giaffa e poi introdusse nella città duecento soldati nascosti dentro delle ceste; una volta entrati dentro le mura, i soldati uscirono dalle ceste e si impadronirono della città. Il racconto ricorda l’inganno del cavallo di Troia menzionato nell’Eneide.
Alla fine del regno di Thutmosi III il territorio di Cana’an e della Siria era sotto il controllo dell’Egitto, sia in modo diretto sia tramite alleanze, ma verso la fine della XVIII dinastia questo controllo fu perduto a causa di faraoni, come Akhenaton (1350-1333 a.C.), che poco si curarono di mantenerlo. È in questo periodo che compare in Egitto per la prima volta il nome Apiru, con il quale gli Egiziani indicavano popolazioni nomadi asiatiche, che in seguito sarebbero state identificate con gli Ebrei.   

Quando salì al trono il faraone Sety I (1289-1279 a.C.) della XIX dinastia, in tutta la Palestina, territorio allora ostile all’Egitto, erano presenti solo tre fortezze egiziane a Bethsan, Reheb e Megiddo, che cercavano a stento di mantenere un certo rapporto con le popolazioni locali almeno per scopi commerciali. Fin dal suo primo anno di regno, Sety I cominciò dunque una serie di spedizioni vittoriose che lo condussero a conquistare anche la famosa roccaforte siriana di Qadesh: il controllo di Cana’an e della Siria da parte degli Egiziani era così riaffermato. Ma fu il figlio di Sety I, Ramesse II (1279-1212 a.C.), a consolidare nei suoi primi anni di regno il controllo sul territorio dei Retjenu. Questo gli servì ad affrontare la lotta contro le pericolose mire espansionistiche degli Ittiti, la popolazione originaria dell’Anatolia che stava dilagando nel Vicino Oriente. Il controllo sulla città di Qadesh era infatti durato poco e anche con la famosa battaglia di Ramesse II contro gli Ittiti la roccaforte non fu riconquistata; ma il territorio ai confini dell’Egitto era ormai sicuro e consolidato e il lungo regno del famoso faraone fu veramente un lungo periodo di pace. In una stele risalente all’epoca del suo successore, Merenptah (1212-1202 a.C.), compare per la prima volta il nome Israele.
Alla fine della XX dinastia (1069 a.C.), l’Egitto ripiombò in un periodo di turbolenze del potere centrale, il Terzo Periodo Intermedio (1069-664 a.C.), che vide la valle del Nilo di nuovo divisa tra i faraoni che regnavano a nord, e i Grandi Sacerdoti del dio Amon che regnavano a sud. Intanto il controllo dell’Egitto sui Paesi del Vicino Oriente era di nuovo completamente perduto: soltanto il faraone del nord Siamon (978-959 a.C.), della XXI dinastia, fece un tentativo di ricerca di nuovi sbocchi commerciali, soprattutto con i Fenici, mediante un’alleanza con Israele contro i Filistei. In un primo momento l’Egitto si era tenuto in disparte, e aveva accolto addirittura il principe Hadad, in fuga dal regno di Edom conquistato da re Davide. In seguito però, con il faraone Siamon, l’alleanza tra Egitto e Israele fu consacrata, come racconta la Bibbia, dal matrimonio del re Salomone con una principessa egizia. È da notare che nella storia faraonica fino ad allora era sempre accaduto il contrario: erano le principesse straniere che diventavano spose dei faraoni, entrando a far parte dei loro harem. 
Il primo faraone della XXII dinastia, Sheshonq I (945-924 a.C.), ruppe invece i rapporti con Israele, accogliendo in Egitto Geroboamo, che si era ribellato al re Salomone. Alla morte di questi, verso il 930 a.C., Geroboamo rientrò in patria e fondò il nuovo regno di Israele con capitale a Samaria, separandosi da quello di Giuda governato dal successore di Salomone, Roboamo. Sheshonq I decise dunque di riconquistare l’area siro-palestinese e condusse una campagna vittoriosa contro i regni di Giuda e di Israele: era il modo, come in passato, per garantirsi gli sbocchi commerciali e di consolidare il controllo del territorio confinante con l’Egitto, per arginare anche questa volta l’espansione di nuovi nemici, gli Assiri. Sheshonq I marciò nel 925 a.C. contro Gerusalemme, la capitale del regno di Giuda, che decise di sottomettersi all’Egitto, consegnando il tesoro di Salomone (ma non l’Arca dell’Alleanza). Quindi passò in Israele, dove anche Geroboamo fu inseguito oltre il Giordano: Sheshonq I fece erigere a Megiddo una stele commemorativa per ricordare la vittoria.  


Anche uno dei successori di Sheshonq I, Osorkon II (874-850 a.C.), cercò di fronteggiare il pericolo dell’espansione assira, che cercava di sottomettere l’area cananea: questa volta l’Egitto si alleò con Biblo, Damasco e Israele e la coalizione riuscì a fermare per il momento l’espansione assira con la vittoriosa battaglia di Qarqar sul fiume Oronte nell’853 a.C.
Con l’inizio dell’Epoca Tarda (664-332 a.C.) l’Egitto conobbe un nuovo periodo di grandezza e di stabilità; pertanto il faraone Necao II (610-595 a.C.) della XXVI dinastia cominciò a tentare una nuova politica espansionistica. Nel 606-605 a.C. si spinse fino a Megiddo, dove sconfisse Giosia re di Giudea, e riuscì ad avere di nuovo il controllo sul territorio siro-palestinese. Ma poi Necao II non seppe evitare lo scontro con i Babilonesi: nel 605 a.C. il principe babilonese Nabucodonosor inflisse all’esercito egiziano una schiacciante disfatta a Karkemish. Alla fine del regno di Necao II il controllo dell’Egitto sulla terra di Cana’an si fermava a Gaza.

Uno dei successori di Necao II, Apries (589-570 a.C.), cercò di aiutare Gerusalemme contro i Babilonesi, ma, come è noto, la città fu conquistata da Nabucodonosor, ormai divenuto re, e la popolazione fu deportata; l’Egitto diede asilo ad alcuni profughi, fra i quali vi era anche il profeta Geremia. Ma il Vicino Oriente stava per essere conquistato da una nuova potenza, i Persiani, ai quali anche l’Egitto dovette cedere, nel 525 a.C.: il faraone Psammetico III (526-525 a.C.) fu catturato e portato in catene a Susa, in Persia, e la valle del Nilo divenne una provincia dell’impero persiano.


Suggerimenti bibliografici
C. Aldred, L’antico Egitto, Roma 2006.
G. Cavillier, Il faraone guerriero, Torino 2001. 
A. Gardiner, La civiltà egizia, Torino 1971.
N. Grimal, Storia dell’antico Egitto, Milano 2000.
M.C. Guidotti, V. Cortese, Antico Egitto, arte, storia, civiltà, Firenze 2002.

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